L’impatto psicologico della quarantena

Le conseguenze sulla nostra mente e le strategie per mitigarle

In queste settimane, siamo chiamati ad affrontare uno dei momenti più difficili della nostra epoca, a causa dell’espansione del virus COVID-19. In linea con molti altri paesi di tutto il mondo, il nostro Governo ha ritenuto necessario adottare misure di contenimento drastiche per contrastare la diffusione del COVID-19, invitando i cittadini a rispettare una serie di importanti limitazioni della propria libertà personale. 

Pur riconoscendo la validità delle ragioni che sottostanno all’emanazione di diversi decreti sempre più restrittivi, si ritiene opportuno porre l’attenzione sull’impatto psicologico conseguente alla quarantena. In un’ottica preventiva, infatti, appare necessario interrogarsi sugli effetti che l’isolamento forzato potrebbe avere sui singoli individui.

Quali conseguenze è possibile ipotizzare? Cosa possiamo aspettarci? Su cosa è possibile intervenire, cercando di giocare d’anticipo?

Già nel recente passato, sono state prese misure simili in occasione, ad esempio, dell’epidemia di SARS in alcune zone del Canada e della Cina nel 2013 o dell’epidemia d’Ebola nel 2014 in alcuni paesi dell’Africa. Quindi, poiché dal passato c’è solo da imparare, è utile analizzare questi analoghi pregressi, come spunto di riflessione da cui partire.

L’ intera comunità scientifica sta prendendo in esame le diverse evidenze prodotte a seguito dei suddetti antecedenti e rintracciabili all’interno della letteratura. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità sta commissionando revisioni della letteratura utili ad estrapolare dati necessari per gestire al meglio questa emergenza e comprendere le conseguenze della quarantena nonché i fattori che possono ridurre il conseguente disagio mentale, limitando la possibilità che questo perduri nel tempo.

Le conseguenze sul benessere psicologico

Tra le conseguenze psicologiche, frequentemente riscontrate in soggetti posti in quarantena, la maggior parte degli studi pone l’accento su effetti, quali ansia generalizzata, insonnia, confusione e rabbia, sintomi depressivi, frustrazione, irritabilità e sintomi post traumatici.

È bene specificare come, certamente, vi siano alcune categorie di persone maggiormente vulnerabili a tali forme di sofferenza, primi fra tutti, i soggetti con forme di disagio pregresse.

Si ritiene opportuno sottolineare come queste espressioni di disagio si siano, in molti casi, mostrate persistenti a lungo termine, anche a seguito del ‘ritorno alla vita di tutti i giorni’. Ed è proprio questo dato che dovrebbe spingerci a tenere in considerazione l’altro preoccupante lato della medaglia e provare a comprendere come intervenire preventivamente.

Mitigare gli effetti della quarantena

A tal proposito, un importante spunto di riflessione arriva dalla revisione della letteratura, recentemente effettuata dalla rivista The Lancet, in cui sono stati individuati alcuni stressor che contribuiscono ad un impatto maggiormente negativo sul benessere psicologico. I principali sarebbero una maggiore durata della quarantena, la paura del contagio, le preoccupazioni economiche, la frustrazione e la noia, una scarsa quantità di provviste nonché l’avere dalle informazioni inadeguate e confuse sulla situazione che si sta vivendo.

Alla luce di tali evidenze, in un’ottica preventiva, va da sé come la possibilità di mitigare l’impatto psicologico della quarantena sia strettamente correlata alla possibilità di controbilanciare i suddetti stressor, laddove in nostro potere.

I fattori che, quindi, possono svolgere un ruolo protettivo e avere un impatto positivo sulla salute psicologica implicano la creazione di una routine quotidiana, l’impegno in attività di cui è possibile apprezzare il risultato, il riferimento ad informazioni che provengano da fonti attendibili e accreditate, che facilitino una chiara comprensione delle motivazioni sottostanti alle misure adottate.

Rispetto a quest’ultimo punto, si evidenzia come una comunicazione adeguata con la situazione possa aiutare infatti le persone a pensare la quarantena come azione protettiva e altruistica nei confronti del prossimo. Risultato non trascurabile, laddove tale sentimento ha un forte potere in termini di riduzione degli effetti negativi del distanziamento sociale forzato.

Volendo rimarcare come la quarantena sia da ritenersi necessaria in caso di pandemie, come quella che stiamo vivendo, invitiamo tutti a considerare l’opportunità di chiedere aiuto e supporto laddove personalmente ritenuto necessario, rivolgendosi agli psicologi e alle psicologhe che, in questo particolare momento, si stanno rendendo disponibili.

Noi siamo fra loro.

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