La maternità tra natura e cultura

Affrontare il cambiamento

“Quando vedrai il tuo bambino, tutte le paure spariranno”

“Diventare mamma è la gioia più grande che si possa mai provare” 

“L’istinto materno è innato in noi donne” 

Ma che succede se invece una donna sperimenta emozioni negative in maternità?

Come qualunque donna, che sia anche mamma, sa bene, le frasi riportate spesso altro non sono che falsi miti legati alla maternità, presenti più o meno in tutte le culture. 

Molto potremmo dire sulle ragioni che, nei secoli dei secoli, hanno contribuito al loro affermarsi e sarebbe anche molto interessante. Ma, in quest’occasione, riteniamo di voler piuttosto fare luce sui possibili reali vissuti delle donne rispetto alla maternità, spesso ritenuti incomprensibili e giudicabili da chi le circonda. 

La maternità come processo di transizione 

In una prospettiva maggiormente complessa, ma soprattutto realistica, la maternità, lungi dall’essere una caratteristica insita in tutte le donne, è da intendersi piuttosto come un processo di transizione, innescato dal cambiamento che la nascita di un* figli* comporta. E chiaramente, come ogni importante cambiamento implica un difficile processo di messa in discussione della propria storia passata e dell’identità, ma anche di confronto con diversi temi personali, con la propria rete affettiva e sociale nonché con l* stess* bambin*, che arriva dirompente con le sue reali esigenze. In tal senso, può forse esistere una madre senza un* figli*? 

È quindi da ritenersi ragionevole (e in un certo senso anche sano) sperimentare delle paure, che spesso si traducono in domande: “Sarò in grado di essere una brava mamma? Come cambierà la mia vita? Avrò ancora tempo per me stessa, per essere una figlia, un’amante, un’amica, una donna in carriera?” 

Per tutte le donne che si stanno chiedendo se possa essere normale provare tristezza nel periodo precedente o successivo alla nascita di un bambino, rispondiamo quindi SI!

Quando chiedere aiuto? 

Da una parte, in linea con quanto detto, è doveroso sottolineare come tali preoccupazioni comuni nel vissuto delle neo-mamme e il relativo stato emotivo che ne deriva, possano essere (e lo sono nella maggior parte dei casi!) assolutamente transitorie e quindi trascurabili, non avendo alcuna conseguenza a lungo termine (si parla in questo caso del cosiddetto Maternity Blues o Baby Blues). 

Dall’altra, è anche vero che, a determinati livelli di intensità e di pervasività, le stesse preoccupazioni possono configurarsi in Disturbi Psichici della Perinatalità maggiormente strutturati, quali Psicosi Puerperale, Disturbo Post-Traumatico da Stress o più frequentemente la ben più nota Depressione Post-Partum (DPP)

Volendo andare oltre qualunque etichetta diagnostica e con l’intento di rendere maggiormente riconoscibile questo stato di sofferenza (di cui spesso si parla impropriamente), parliamo di una sintomatologia più duratura e molto varia, che include: 

  • Tristezza e instabilità emotiva 
  • Ansia e irritabilità 
  • Sensi di colpa 
  • Sentimenti di autosvalutazione 
  • Senso di inadeguatezza 
  • Mancanza di energie  
  • Percezione di scarso valore  
  • Disturbi del sonno e dell’alimentazione 
  • Ridotta capacità decisionale e di concentrazione 

Accompagnati da una buona dose di vergogna, spesso questi sintomi possono poi essere mascherati da altri, quali fobie e ossessioni che portano a rimuginare in modo compulsivo sui propri aspetti negativi. 

Possibilità di intervento 

Siamo consapevoli, in quanto donne, di come queste forme di disagio siano in molti casi taciute per l’evidente conflitto con le aspettative che la società ripone nei confronti delle neo-mamme. Queste, ancora, nel terzo millennio sembrano non potersi concedere di ammettere quanto la maternità possa comportare quote di stress e di sofferenza

Ma siamo altrettanto consapevoli, in quanto professioniste, di quanto negarle possa essere faticoso, doloroso e certamente non risolutivo. 

È quindi importante sapere che diversi sono gli strumenti che permettono, già durante la gravidanza, di riconoscere fattori di rischio e di protezione rispetto allo sviluppo della DPP e di attuare trattamenti preventivi

Così come molti sono i possibili interventi attuabili all’interno di un percorso di psicoterapia strutturato per far fronte alle difficoltà che una donna può sperimentare diventando madre e alle relative conseguenze sul benessere del* figli* nell’ambito dello sviluppo. 

Che fare?

Lavoriamo per una società dove le donne possano non sentirsi costrette all’interno di stereotipi legati alla maternità e si concedano la possibilità di chiedere aiuto. 

Perché prevenire e intervenire è possibile. 

Per sapere di più su come il nostro studio lavora con le forme di disagio legate alla maternità, contattaci! 

https://www.psicoterapiacactus.it/

Seguici sui nostri canali social 

https://www.facebook.com/psicoterapiacactus/

https://www.instagram.com/psicoterapiacactus/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *